Sold out all’anteprima dello spettacolo “Il libro di Morgan dal vivo” al Teatro Franco Parenti di Milano il 03/03/2015

Marco Castoldi, in arte Morgan, incanta il pubblico con la messinscena della sua vita a teatro 

locandina morganL’anteprima dello spettacolo  Il libro di Morgan dal vivo ha avuto luogo il 3 marzo nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti di Milano con la “complicità” dei compagni di una vita: i Bluvertigo. Il libro di Morgan dal vivo è stato uno spettacolo che si è mosso – come annunciato – tra parole, immagini e performance live. A pochi giorni dallo spettacolo è stato sold out. La sorella dell’artista Morgan, Roberta Castoldi, ne ha curato la sceneggiatura e la regia mentre la scenografia è stata curata e ideata da Luca Volpati.
Alle ore 21.33 del 3 marzo il largo sipario della Sala Grande che separa il palcoscenico dal pubblico, scorrendo, s’apre. Marco Castoldi in arte Morgan entra in scena in frac e jeans grigio, fumando una sigaretta che lascia una densa scia di fumo dietro di sé: a tratti l’artista sembra ricordare colui che fu definito l’ultimo dei poètes maudits, Serge Gainsbourg, non a caso uno dei suo mentori.
E’ chiaro fin dalle prime parole e dalla voce che riecheggiando nel teatro le pronuncia, che prima di Morgan è Marco Castoldi, l’uomo e artista, a voler mettere in scena la propria autobiografia.
Infatti, lo spettacolo inizia con la narrazione e la lettura delle prime pagine del libro – o meglio – con un’interpretazione pregna di significati e dettagli, con una giusta intonazione vocale su ogni frase, periodo e parola.
E’ come se non esistesse distanza tra palcoscenico e pubblico, tra artista e spettatore, è come se Marco Castoldi quelle distanze volesse annullarle per parlare ad ogni spettatore presente in sala. E ciò lo fa nel migliore dei modi: raccontandosi senza contraddizioni o filtri. Morgan non recita, e la sensazione che trasmette allo spettatore è quella di una persona sicura che sul palco si sente a casa. Proprio lì tra le sue cose, tra le sue carte, tra i suoi strumenti che padroneggia con destrezza.
Marco Castoldi di sé scrive e dice: «Sono una specie di personaggio di un romanzo, sono uno che attira l’attenzione e non sempre volontariamente. Sono uno di cui si parla e si scrive, sono uno che la gente conosce anche se non mi conoscono, perché io sono pubblico, statale. In pratica ho cambiato tanti mestieri nella vita ma in ognuno di questi c’è sempre stata la presenza di due elementi, o concetti: un palco, degli spettatori. Un uomo di spettacolo, ma non generico, non ho mai fatto il presentatore, preferisco essere presentato, per rappresentare qualcosa. Quasi esclusivamente musica.»
I minuti scorrono, il tempo fugge ma non è un problema: l’artista è un fiume in piena, inizia a parlare dell’importanza delle scritte-sui-muri, ottimo mezzo per sapere chi entra nel suo camerino! Narra della sua vita frenetica, dei giorni che scorrono talvolta lentamente, del trambusto che vi è vicino casa sua, di casa sua e di molto altro.
Nell’atto primo: “IO” è l’uomo Marco Castoldi, in arte Morgan, che mette il suo cuore a nudo parlando di sé e del rapporto che ha con la musica, quindi con la perfomance e il palcoscenico: «Quando sono su un palco sento che tutto va come deve andare; mi sento a casa. Infatti casa mia è come il palco di un teatro: non ha muri, è divisa non da muri ma da dei sipari. Non c’è luce in casa mia. È un palco buio.»
Parla, poi, del significato della parola “bella vita” all’interno della sua esistenza, della bellezza che c’è nel con-dividere con gli altri la propria storia e le proprie idee, del rapporto con il letto coniugale e dell’importanza dei ricordi che ognuno conserva in relazione alle proprie esperienze.
Si esibisce al piano in “Sonno-Sonno” mentre sullo schermo vengono proiettate immagini e video personali, inediti accuratamente scelti. Sono immagini di vita che ritraggono l’infanzia, la giovinezza e la paternità.
E’ con nostalgia, tornando indietro nel tempo, che Morgan ricorda il suo primo concerto: quello di Roberto Vecchioni; di lui, infatti, Morgan dice che più che cantare, parlava. Guardando mamma Luciana e papà Mario, il piccolo Marco non poteva che restare attento e cercare di capire il motivo di tanta attenzione.
Uno tra gli atti più emozionanti e coinvolgenti, è il secondo: l’Amore. Morgan inizia con il parlare di questo «sentimento assurdo» – appunto, l’amore – con cui ogni essere umano nel corso della propria esistenza prima o poi si confronta.
Pochi istanti più tardi dall’interpetazione di alcune delle sue pagine inerenti al capitolo che riguarda l’aspetto sentimentale della sua vita, Morgan, non è più solo sul palco. I Bluvertigo salgono sul palco e all’unisono eseguono “Complicità”, tutto si tinge di rosso, l’atmosfera è calda, c’è chi canta, chi si emoziona e chi stupito osserva e ascolta senza proferire parola. Momento magico. In questo atto l’artista ci tiene a ricordare che  «l’amore non è una cosa che conta ma una casa che canta».Morgan
Inutile dire che durante lo spettacolo Morgan è sia artista che spettatore: è, infatti, un attento osservatore in quanto riesce a uscire fuori da sé e con astuto spirito di osservazione mischia momenti alti di spettacolo con momenti di humor e ironia, racconta ad esempio l’aneddoto di oggetti e libri che scompaiono in casa sua esattamente nel momento in cui li cerca, per scoprire poi che vengono riposti in altra maniera dalla sua collaboratrice domestica.
Non c’è un ordine cronologico nelle narrazioni e interpretazioni dei passi dell’autobiografia, piuttosto l’autore si serve di momenti, riflessioni, impressioni e sensazioni del passato per raccontare la persona che è oggi; parla della folgorazione adolescenziale per l’album Black Celebration dei Depeche Mode affermando: «Quando ho inziato a fare musica pop, ho sempre preso di riferimento quell’album».
Nell’atto terzo, si parla della musica. Morgan racconta della sua passione sfrenata per i sintetizzatori, di quando suo padre durante un Natale, non voleva esaudire il desiderio di un Marco adolescente e comprargli un synth perché preferiva che suo figlio si comprasse un montone per riscaldarsi. Racconta, poi, di aver capito di poter fare ciò che fa ora, ovvero l’istrione da palcoscenico, quando a cinque anni i genitori lo portarono a messa e lui uscì fuori a dare spettacolo capendo, in quel momento, di riuscire ad attirare l’attenzione su di sé ballando e cantando. Oltretutto ottenendo compenso: gli furono comprati dei ghiaccioli che papà Mario restituì.
Morgan non si stanca di parlare e di raccontarsi, si serve di molti flashback nel corso dello spettacolo, scandaglia la sua esistenza fino ad arrivare agli albori dei Bluvertigo. Prima ancora dei Bluvertigo parla degli Smoking’ Cocks, duo formato da Morgan stesso e Andrea Fumagalli (è da quest’ultimo cognome che il duo prende il nome); o ancora di quelle volte che si scioperava e da Monza si andava a bigiare a Milano, sul tetto del Duomo unico modo affinché i genitori non potessero trovarli.
E ancora racconta dell’incontro avvenuto con Pancaldi alla “festa di Masetto”, della conoscenza in Villa Reale con Sergio Carnevale (che diventerà poi batterista dei Bluvertigo) – con un groove da dio! – , dell’entrata di Livio Magnini (bassista) nella band dopo l’uscita di Marco Pancaldi. Morgan quasi con commozione afferma che il fatto che Livio Magnini e Marco Pancaldi fossero sullo stesso palco è il coronamento di un sogno: l’uno non sarebbe potuto esserci senza l’altro. I Bluvertigo non sarebbero mai stati ciò che sono stati e soprattutto che sono oggi.
Quarto atto: è l’inevitabile atto in cui si narra e parla degli “stronzi”. Si tratta di tutte quelle persone che come si diceva all’inizio parlano di Marco Castoldi in arte Morgan senza conoscerlo, eppure lo fanno e il più delle volte nei peggiori dei modi.

Ultimo e quinto atto dello spettacolo sul libro di Morgan dal vivo è: Dio. L’artista parla del mistero della trinità, e si dice vicino a quella che è la figura storica di Cristo. E’ contro quelle che sono le rappresentazioni simboliche e iconografiche dello stesso Cristo morente in croce. Se Cristo è stato un buon uomo che predicava l’amore, la pace e la fratellanza perché allora rappresentarlo in croce, sofferente?
E’ con questa riflessione che l’artista si congeda e la messa-in-scena si conclude.
Il pubblico è felice, e si unisce in un lungo e caloroso applauso pregno di soddisfazione ed estasi. Morgan è riuscito a esprimersi a pieno, a unirsi e con-dividere le sue storie, le sue idee. Il libro di Morgan dal vivo è uno spettacolo indescrivibile, perché va vissuto, visto, ascoltato e soprattutto letto da chi ha dedicato la propria vita all’arte e alla condivisione della cultura.
Chapeau a Marco Morgan Castoldi.

Giusy Lazzarano

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