Erri De Luca: «Mare nostro che non sei nei cieli»

D I S . A M B . I G U A N D O

Erri De Luca a Piazzapulita

Ieri sera, ospite a Piazzapulita su La7, Erri De Luca ha concluso la sua riflessione sull’ultima tragedia nel Canale di Sicilia recitando “Mare nostro”, splendida preghiera laica, accorato canto di dolore sulla vita, la morte, le speranze che il Mediterraneo accoglie e custodisce:

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Film da vedere: Mare dentro

Mare dentro (Mar adentro) è un film spagnolo del 2004, regia di Alejandro Amenabar.
Il film è ispirato – o meglio –  narra la tormentata storia di Ramon Sampedro e la sua lotta lunga tre decenni per ottenere il DIRITTO di morire dignitosamente.
Il protagonista del film, Ramon Sampedro, è infatti un tetraplegico costretto a trascorrere la sua esistenza in un letto dopo quel giorno estivo che segnò profondamente il suo destino: all’età di venticinque anni infatti, Ramon, si tuffò da uno scoglio e calcolando male la distanza, cadde. Questo sbaglio gli costò la paralisi dal collo in giù. Non a caso Ramon dice: “Il mare mi ha dato la vita e il mare se l’è ripresa”.
Il protagonista, interpretato dall’espressivo attore Javier Bardem, non si arrende, sente che quella che vive non può considerarsi “vita” e si scaglia contro tutti in una lotta non solo esistenziale ma anche legale, che dura 26 anni per ottenere il consenso per ricorrere all’eutanasia.
E’ un uomo ironico, espressivo, cinico nei momenti di sconforto versi chi, non comprende la sua volontà di non-vita, ma non per questo è cupo e triste. Ramon è amico e compagno di vita con le donne che ha incontrato nel corso della sua esistenza: Julia e Rosa. Una di esse si innamora perdutamente di Ramon, che, dopo l’esito negativo per il consenso all’eutanasia da parte della giustizia, lo porta a realizzare il suo piano: la morte.  “La vita per me in questo stato… la vita così non è vita. Chi sono io per giudicare chi vuole vivere? Per questo chiedo che non giudichino né me né chi mi aiuterà a morire” – “Credi che qualcuno ti aiuterà?” – “Dipenderà da quelli che conducono il gioco e dalla loro paura. Non ci vuole tanto, la morte c’è sempre stata, alla fine tocca a tutti. Se fa parte di noi perché si scandalizzano tanto perché io dico che mi va di morire, come fosse qualcosa di contagioso”.
E’ un film che lascia lo spettatore sospeso tra il sogno e la realtà, Ramon anche se costretto a trascorrere giornate interminabili a letto, vaga con la mente oltrepassando quella finestra, fuori la quale si vedono solo monti. Con lo sguardo e il cuore il protagonista vola e respira a pieni polmoni la vita che è fuori dalla sua stanza. E’ un volo continuo alla ricerca dell’odiato e amato mare, alla ricerca di nuovi odori, profumi che si propagano nell’aria grazie a quella brezza che lo spinge ad andare sempre oltre. Una breve discorso pregno di significati è il botta e risposta tra Ramon un Padre, costretto sulla sedia a rotelle in quanto anch’egli tetraplegico:

“- Padre Francisco: Una libertà che elimina la vita non è libertà.
– Ramon Sampedro: E una vita che elimina la libertà? Neppure è vita!” 


Mare dentro, in alto mare – dentro, senza peso
nel fondo, dove si avvera il sogno: due volontà
che fanno vero un desiderio nell’incontro.
Un bacio accende la vita con il fragore luminoso di una
saetta, il mio corpo cambiato non è
più il mio corpo, è come penetrare al centro
dell’universo:
L’abbraccio più infantile, e il più puro dei
baci fino a vederci trasformati in
un unico desiderio
Il tuo sguardo il mio sguardo, come un’eco
che va ripetendo, senza parole: più dentro,
più dentro, fino al di là del tutto, attraverso
il sangue e il midollo.
Però sempre mi sveglio, mentre sempre io voglio
essere morto, perché io con la mia bocca
resti sempre dentro la rete dei tuoi capelli.

(Ramon Sampedro)

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